Soluzioni sostenibili per la gestione del ciclo di vita
(LCM) di trasformatori elettrici con oli isolanti

Come determinare la corrosività

Cause e tipi di corrosività

Il tema della corrosività è senz’altro molto complesso e solo attraverso un avvicinamento graduale è possibile comprenderne i meccanismi, gli indicatori diagnostici, le contromisure, ecc.

Per la determinazione dello zolfo corrosivo la norma di riferimento (e quella da cui partire) è la IEC 60422 ed. 4 2013, e cioè la norma per la manutenzione e supervisione degli oli minerali isolanti in apparecchiature elettriche in esercizio. Questa norma indica 3 metodi per la prova dello zolfo corrosivo:

1. IEC 62535 – è quella comunemente detta CCD Test.
Tecnica della prova: Ossidazione accelerata ad elevata temperatura su conduttore di rame avvolto in carta kraft, valutazione visiva (ex metodo Cigre A2.32.TF01)
Scopo: Determina la presenza di composti dello zolfo ad azione corrosiva che potrebbero contaminare la cellulosa dei conduttori con solfuro di rame.

2. ASTM D1275, Method B
Tecnica della prova: Ossidazione accelerata ad elevata temperatura su strip in rame elettrolitico, valutazione visiva per 48 ore a 150°C (Metodo A: 19 ore a 140°C)
Scopo: Determina la presenza di composti dello zolfo ad azione corrosiva che potrebbero contaminare le superfici in rame.

3. DIN 51353
Tecnica della prova: Ossidazione accelerata ad elevata temperatura su strip in argento, valutazione visiva.
Scopo: Determina la presenza di composti dello zolfo ad azione corrosiva che potrebbero contaminare le superfici in argento.

A queste prove vanno senz'altro associate la prova del DBDS (IEC 62697-1:2012, Test methods for quantitative determination of corrosive sulfur compounds in unused and used insulating liquids - Part 1: Test method for quantitative determination of dibenzyldisulfide (DBDS)), la principale sostanza corrosiva presente nell'olio isolante minerale, e la prova dell'IFED, una sorta di impronta digitale dell'olio che permette, in fase diagnosi, di capire se l'olio fa parte di quelli conosciuti come corrosivi.

Le norme internazionali di settore sono delle ottime ed indispensabili guide ma ci sono casi in cui il lento iter di approvazione (non meno di tre anni) le rende incapaci di fornire delle contromisure adeguate alle criticità delle apparecchiature. Il tema delle corrosività è uno di questi casi: è in continua evoluzione e le norme sono in ritardo rispetto alle risposte che servono ai detentori.

Trascurando la prova DIN 51353, utile per verificare la corrosione dell'olio sugli accessori del trasformatore con contatti in argento, nè il CCD test nè l'ASTM D1275 sono in grado di escludere tutti i casi di corrosività, poichè trattasi di metodi empirici e qualitativi.
Possono presentarsi dubbi interpretativi (vd IEC 62535): falsi negativi in presenza di additivi o falsi positivi in caso di oli particolarmente ossidati (vd IEC 62697). Non soltanto, ci sono poi casi in cui la corrosione dell'olio è causata da composti solforati difficilmente determinabili.

TCS (Total Corrosive Sulfur) in accordo alla IEC 62697 Part 2 - Test methods for quantitative determination of Total Corrosive Sulfur (TCS).

E' dunque necessario un approfondimento analitico e diagnostico che escluda i casi visti poco sopra. A questo scopo Sea Marconi ha ideato una prova inclusa nella IEC 62697 denominata TCS (Total Corrosive Sulfur), che è in grado di offrire una risposta quantitativa sui composti solforati corrosivi presenti nell'olio indipendendemente dall'ossidazione dell'olio e dalla presenza degli additivi.

La prova può essere eseguita anche dal Cliente grazie all'apposito kit SM-TCS.

Le prove sin qui descritte sono in grado di individuare o escludere la stragrande maggioranza di casi di corrosività, tuttavia esistono studi recenti che stanno facendo luce su nuovi meccanismi di corrosione. Queste casistiche, più rare ma comunque già documentate, richiedono specifiche indagini analitiche ed un approfondimento diagnostico caso per caso.